A SBAGLIAR CASTELLI. ERRORI COME SEMI


C’era una volta… chi non sbagliava mai!

E sempre tutte uguali le cose faceva.


Quando siamo intenti a fare qualcosa, cerchiamo di escludere la possibilità dell’errore.

A volte, però, involontariamente, qualcosa può essere stravolto da un imprevisto e sbagliamo. E poi? Cosa accade a quell’errore? A volte mettiamo da parte l’errore, e ricominciamo procedendo allo stesso modo di come avevamo fatto fin dall’inizio del nostro progetto.

Altre volte, invece, se ci soffermiamo ad osservarlo con attenzione, ci rendiamo conto che l’errore non è un ostacolo invalicabile al proseguimento del nostro progetto, ma può divenire addirittura utile a migliorare il progetto.


E cosa c’entrano i castelli? Fra un po’ ve lo racconto.


Dopo l’ennesimo mio errore, ho provato a cercare quali fossero le cause più frequenti dei miei errori, ovviamente per non farne più di errori!


Sbagliare per distrazione o per incomprensione

La successione regolare di ogni passaggio ha un intoppo perché penso ad altro o penso di fare bene, e invece non ho capito, e poi, toh!, ecco l’errore.


Rompere l’oggetto che si sta costruendo

Un foglio si può strappare, il barattolo dell’acqua dove sciacquo i pennelli impregnati di colore si rovescia sul faticato disegno, un vasetto di argilla ancora morbida, se cade, si deforma, e via di seguito.


Rimanenze del materiale

La progettazione manuale solitamente prevede delle rimanenze di materiale, quando sbagli, queste rimanenze raddoppiano!


Insomma, qualsiasi sia l’origine del nostro errore, ci pervade un senso di delusione, pare che non siamo abituati, o forse è meglio dire che non siamo stati educati a concepire l’errore come parte integrante della progettualità, anche quando essa è pensata per ridurre o escludere qualsiasi errore per arrivare al raggiungimento di un obiettivo. E spesso ci assale addirittura la frustrazione.


Ken Robinson, insegnante e educatore, affermava che:

«La creatività umana è diversa e varia, si manifesta spesso tramite l’interazione di modi differenti di vedere le cose. È anche collegata alla paura di sbagliare, o meglio al non avere paura di sbagliare, che è una prerogativa dei bambini. Sbagliare non è uguale a essere creativi, ma se non sei preparato a sbagliare, non ti verrà mai in mente qualcosa di originale


Se cominciassimo a riconoscere l’errore come un passaggio, come un elemento non al fuori dalla progettualità, ma che può esserne parte integrante, e non solo nella fase sperimentale, ma anche in quello che dovrà essere il progetto definitivo, non gli assegneremmo più un’accezione negativa.

Spesso durante le attività di laboratorio con i bambini, faccio notare loro che quell’errore che ha macchiato il foglio, quel pezzetto di carta ingombrante in uno spazio piccolissimo, ecc., quegli errori a volte sono come piccoli semi nascosti.


E il castello?

Tutto nasce da un foglio di carta, un foglio di carta piegato bene bene che custodisce un edificio. Un castello per l’appunto. Ma per far diventare un foglio di carta come un castello, bisogna ritagliarci uno smerlo perfetto.

Ed è subito Fiaba! Invece no.

Lo smerlo non era perfetto, allora prendo un altro foglio e lo piego bene bene, ci ritaglio uno smerlo quasi perfetto, taglio, taglio, taglio e mi accorgo di aver esagerato con gli smerli. Un castello così non esiste, allora, io che sono pigra, non prendo di nuovo un altro foglio, bensì, decido di ritagliare la parte superiore per continuare a lavorare sul foglio rimanente. Pazienza, il mio castello non sarà imponente come dovrebbe. Dopo un po’ cade lo sguardo sulla striscia ritagliata, quella con gli smerli multipli per intenderci, la prendo e arrotolo la striscia. Incredibile, è un bracciale!

C’era una volta un principe azzurro

No, no.

C’era una volta un castello azzurro.

Nel castello un giorno fu ritrovato un monile molto prezioso ornato di lapislzzuli.

A chi apparteneva? Chi lo aveva perduto? Perché il castello era disabitato?

Siamo sicuri non ci sia più nessuno? Chi è il personaggio che è entrato nel castello e ha trovato il bracciale? Perché si trova lì? È un personaggio di quale epoca? Passato, presente, o viene dal futuro?

Forse gli abitanti del castello erano tutti azzurri, o forse tutte le stanze sono azzurre, tutti gli oggetti, il tavolo, le sedie, il camino, i bicchieri, i candelabri, le posate, le bottiglie, le pareti, le porte, gli armadi, il letto, il soffitto… oh cielo! Forse è angosciante. Allora diamo colori diversi ad ogni stanza e ricominciamo dal bracciale perduto.

In questo caso da un errore può nascere l'incipit di una storia.


La prossima volta che pensi di aver sbagliato irrimediabilmente, trasforma il tuo errore in un piccolo seme da far germogliare.


Silvana Verduci

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