IL TEMPO NATURALE Laboratorio con l'argilla


Esercizi di manipolazione bendati

Acqua, vento, calore, gelo. È il lento processo erosivo che trasforma le rocce granitiche in argilla, terra amalgamata con minerali (ferro, calcio, magnesio, ecc.) che ne differenziano i vari tipi conferendole caratteristiche specifiche per ogni uso, artistico o terapeutico, dalla varietà dei colori alla malleabilità.

Dalla terra hanno avuto origine i primi pigmenti utilizzati dall’uomo preistorico, il rosso, il giallo, il bianco e il nero. Possiamo parlare di terre d’ocra, limonite, ematite, calcare, gesso, marne, pirolusite e carbone.

La duttilità e la malleabilità dell’argilla, erroneamente, spesso vengono intese come possibilità di sperimentazione illimitate, senza tener conto dei “tranelli” che il tempo naturale esige, e ci costringe ad ascoltare, a pelo di polpastrello, il suo ritmo lento.

“Procedere lentamente per realizzare le proprie qualità, è il tempo naturale dell’argilla. Il tempo naturale custodisce la cura, quella premura innata, intima, che dispone ogni cosa in armonia con il tutto.”

È una condizione assoluta, necessaria, che diventa consapevolezza dell’agire quando tutto il nostro corpo è coinvolto a plasmare l’impasto argilloso.

Tra noi e l’argilla può nascere un legame molto forte, ma dobbiamo rispettarla, altrimenti diventa ingovernabile, lo si capisce quando ignoriamo i passaggi fondamentali per creare manufatti.

Molte delle imperfezioni scaturiscono dalla fretta di concludere in tempi brevissimi, non naturali. Ecco allora l’argilla ci dona la consapevolezza di ritrovarci in armonia con la natura, di cui noi siamo parte integrante.

L’argilla ci fa capire quando i nostri gesti producono una eccessiva forza sulla materia, ci guida a esprimere gesti decisi, non aggressivi.

L'argilla si mostra pronta quando è possibile fare modifiche su di essa per torcerla, inciderla, traforarla, incollarla ad altre parti di impasto, decorala allo stadio crudo o secco, cuocerla, smaltarla e decorala dopo la cottura, e tanto altro ancora.

Il primo approccio alla conoscenza dell’impasto di argilla, dovrebbe essere sempre di esplorazione, ne ho parlato qui. Giocare in libertà senza avere il timore di avere “tecnica” permette di comprenderne in modo spontaneo gli elementi basilari a manipolarla. Si scoprirà che la prima sensazione “è fredda!” scomparirà lentamente grazie all’energia che naturalmente rilasciano le nostre mani, addirittura fino a farla seccare se troppo lavorata.

Affondare i polpastrelli, incidere la superficie con elementi naturali oppure con oggetti di recupero, fare palline di argilla e cordoncini, sono propedeutici per proseguire alla conoscenza di un materiale dalle infinite possibilità.


Silvana Verduci


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L. 22 aprile 1941, n. 633


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